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Martedì 21 Febbraio 2017 > 18:00 >

Contaminafro, identità in evoluzione

 

 

ORE 18 • CONTAMINAFRO – IDENTITÀ IN EVOLUZIONE

PRESENTAZIONE DEL FESTIVALCON L'ASSOCIAZIONE MO 'O ME NDAMA,

LAZARE OHANDJA (COREOGRAFO) VALENTINA BELLINASO (DANZATRICE)

• PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO DI STUDIO AZZURRO

ORE 20 •PRESENTAZIONE ISSE, IL CERCHIO

•PERFORMANCE DAL VIVO: ASSOLO DI LAZARE OHANDJA

CON EUSEBIO DE CRISTOFARO E NEHEMIAH BROWN

DOVE INSTITUT FRANÇAIS FIRENZEPIAZZA OGNISSANTI 2

INGRESSO LIBERO

 

Festival Contaminafro, identità in evoluzione.

 

La straordinaria ricchezza della cultura dell’Africa Contemporanea risulta essere fonte inesauribile di ispirazione per le diverse forme espressive e d’arte.
Grazie a CONTAMINAFRO la città incontra la nuova Africa aprendo una finestra sull’intenso fermento creativo che sta attraversando in questi anni il Continente Africano.

 

Il progetto nasce tre anni fa dall’esigenza di dare spazio a Milano ad artisti africani di alto profilo professionale che lavorano nel campo del teatro, della danza, della musica e dell’arte figurativa. Iniziare a porre le condizioni affinché queste manifestazioni artistiche possano incidere all’interno della realtà che li ospita, è la tappa obbligata per una cultura in evoluzione come quella italiana che da pochi decenni ospita intere porzioni di culture altre, finalmente in seno al proprio territorio. Milano diventa territorio privilegiato per questo incontro dalle forti identità. CONTAMINAFRO ha avuto un’edizione zero nell’aprile del 2014, un festival prototipo di tre giorni, che si è tenuto al Pime di Milano e ha raccolto l’interesse, la partecipazione e il partenariato di molte organizzazioni del territorio tra cui: patrocinio del Comune di Milano e Forum Città Mondo, Arci Milano, Laboratorio di etnomusicologia e antropologia visuale dell’Università degli Studi di Milano, Centro Studi Archeologia Africana di Milano, associazioni interculturali.

 

Nel 2015 il progetto pilota è diventato un Festival, patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali e dal Comune di Milano. Ospitato negli spazi della Fabbrica del Vapore, ha suscitato un particolare interesse da parte del Gabinetto del Sindaco del Comune di Milano e un’assidua collaborazione di due Consigli di Zona della città: laZona8ela Zona9.

 

Entrambe le esperienze, hanno reso evidente un grande interesse da parte dei cittadini. Nel 2015 CONTAMINAFRO ha saputo attrarre collaborazioni di strutture significative nella storia culturale di Milano: al Centro Studi Archeologia Africana, rappresentato da Giulio Calegari e Gigi Pezzoli, si sono aggiunti Studio Azzurro e il Festival del Cinema Africano. Questo primo embrione di collaborazione progettuale ha coinvolto alcuni studenti dell’Accademia di Brera e strutture formative del mondo della danza, del teatro, della musicoterapia e della danzaterapia. Da segnalare per importanza del momento storico, il laboratorio con i rifugiati del Campo della Croce Rossa di Bresso che segna la prima azione di inclusione sociale proposta da CONTAMINAFRO.

 

Alla luce di queste esperienze, Mo ‘O ME Ndama, in collaborazione con Studio Azzurro e Giulio Calegari (Museo di Storia Naturale), intende promuovere una forma più diffusa e continuativa per CONTAMINAFRO, per porre le basi di una piattaforma che consenta e stimoli l’incontro fra tradizioni e culture, attraverso una koinè resa possibile dall’arte. L’obiettivo della piattaforma non sarà dunque solo “esibire”un programma con artisti di alto livello, nel breve tempo di un festival; ma fissare le fondamenta di una struttura permanente e vitale, predisposta per l’evoluzione instancabile di ogni identità che si vada formando. Tutta la programmazione, prevede un calendario con partecipazioni di livello internazionale, con la presenza di artisti (attori, danzatori, musicisti, pittori, fotografi) e professionisti provenienti dall’Europa e dall’Africa. La programmazione sarà articolata nel tempo e nello spazio in modo da rendere più perseguibile il protagonismo di organizzazioni transculturali presenti sul territorio milanese.

 

Importante sarà il coinvolgimento istituzionale del MUDEC, Museo Delle Culture e del Comune di Milano, del Forum Milano Città Mondo, delle Zone 8 e 9 e di alcuni professionisti che hanno aderito al progetto in qualità di direttori artistici e/o curatori. È il caso di Mohammed Ba, che curerà la sezione Conferenze e Incontri, di Giulio Calegari che seguirà la sezione dei laboratori “Archetipi dell’Immaginario”, di Carlo Mari, che seguirà la sezione Fotografia, di Studio Azzurro che sta ispirando una sezione di laboratori esperienziali tenuta da professionisti legati alla costruzione delle immagini in relazione all’identità.

 

Il progetto, in questa forma dilatata, è orientato a un percorso di incontro con le scuole e le strutture di formazione. Ogni evento sarà infatti accompagnato da incontri e laboratori che permetteranno di sviluppare possibilità di dialogo e di reciproca “impollinazione”.

 

ISSE il cerchio – teatro, danza e narrazioni video – 2015-2016

 

Lazare Ohandja, coreografo camerunese, da bambino assiste al lungo rito riservato alle donne che rimangono vedove. Secondo l’usanza a cui fa riferimento lo spettacolo, la donna che perde per morte il proprio coniuge è sospettata di essere la causa della dipartita del marito, e per lei si configurano riti di punizione, con un sistema di costrizioni fisiche, psicologiche ed economiche inflitte per anni (per gli uomini, invece, si praticano riti che alludono alla vittoria della vita sulla morte).

 

La donna è considerata parte dell’eredità del marito e il rito – sebbene inizialmente si declini come una forma di aiuto a riorganizzarsi e a garantire il sostegno per la vedova e per gli eventuali orfani – ha spesso come esito un nuovo matrimonio con uno dei fratelli del defunto. In alcuni luoghi, l’usanza prevede che la donna rimanga per alcuni anni rinchiusa nella propria casa, senza alcun contatto con il mondo esterno; in altri casi subisce azioni violente sia fisicamente che psicologicamente. Per convincere le donne africane a subire queste forme di violenza si racconta loro che solo attraverso tutte queste pratiche umilianti potranno dar prova della loro innocenza.

 

Nella memoria di Lazare rimane un segno che non lo abbandona. Conosce altri paesi, incontra altre storie in cui le donne rimangono soggiogate a una tradizione radicata, etnicamente trasversale, culturalmente persistente, con forme differenti, in luoghi molto lontani. Cresce, così, il suo desiderio di progettare uno spettacolo che sia metafora per un’esperienza più universale, eppure multiforme, e spesso insospettabile: quella della violenza rivolta verso le donne, in tutte le sue declinazioni, dalle abitudini più sottili alle pratiche più brutali.

 

È con questa idea che Ohandja incontra Britta Oling, danzatrice svedese-sudanese, la cui formazione classica innesta elementi peculiari nella coreografia che si nutre della condivisione di forme e scuole diverse. Incontra anche Rufin Doh, attore della Costa D’Avorio che porta le sue conoscenze della tradizione sciamanica; e infine, in occasione di CONTAMINAFRO, incontra Studio Azzurro, con cui inizia una collaborazione su un progetto a lungo termine legato alla cultura africana e alla sua capacità di impollinare contesti e di intrecciarsi con le tradizioni di altri. Nasce così uno spettacolo dal linguaggio originale e composito, che intreccia teatro, danza, sonorità africane ed elettroniche, gesti e narrazione video.

 

Contatti: Valentina Bellinaso 3331871597 / Lazare Ohandja 3428535518
Www.moomendama.comwww.contaminafro.com

Dove

Institut français Firenze - Palazzo Lenzi

Indirizzo: Piazza Ognissanti, 2

Città: Firenze

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